Una Storia che Continua

Dopo la morte di Isidoro, varie iniziative sono state intitolate al “prete degli emarginati”, come veniva chiamato dalle cronache giornalistiche nei giorni della sua scomparsa.
La sera stessa del funerale, il consiglio comunale di Busto dedicò a Isidoro una solenne commemorazione, mentre a Merate l’amministrazione pubblica stabilì di conferire alla memoria del sacerdote la cittadinanza onoraria.
In nome di don Meschi sono stati inaugurati un centro di ascolto della Caritas a Busto Arsizio e un centro residenziale che accoglie fino a 10 persone affette da HIV/AIDS a Nibionno, in provincia di Lecco. Ancora a Busto, il 19 marzo del 2000 la parrocchia di San Giuseppe ha dedicato a Isidoro la “Casa di ospitalità don Lolo” aperta ai parenti dei ricoverati nell’ospedale bustocco che provengono da altre città italiane, in modo da garantire ai malati e alle rispettive famiglie l’opportunità di stare a stretto contatto in un momento così delicato com’è quello dell’ospedalizzazione. Nel quartiere periferico di Sant’Anna, sempre a Busto, all’inizio degli anni Novanta viene intitolata a don Isidoro una casa di prima accoglienza per immigrati e senza tetto. Anche una via ha preso il nome del sacerdote meratese, non lontano dalla Comunità Marco Riva.
La scuola, l’altro ambito in cui don Isidoro aveva speso gran parte delle sue energie, lo ricorda ancora fedelmente. Tutti gli anni, in corrispondenza dell’anniversario della sua morte, il liceo Crespi dedica alla sua memoria il “Concerto di San Valentino”, raccogliendo fondi a favore della “Marco Riva”.
Ovviamente, quest’ultima rappresenta uno dei frutti più significativi del lavoro del fondatore. Come in passato, infatti, la comunità continua ad assistere e accompagnare i tossicodipendenti verso il recupero.
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