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Il martirio


La notte del 14 febbraio 1991 l’amico psicolabile Maurizio, geloso delle attenzioni che il sacerdote riservava agli altri bisognosi, va a cercare Lolo alla “Marco Riva” armato di coltello. Il sacerdote viene messo in guardia da una telefonata della madre del ragazzo, ma Isidoro lo affronta comunque da solo, evitando di allarmare e di mettere in pericolo gli altri. Va incontro all’amico a braccia aperte e riceve una pugnalata al cuore che gli è fatale. Don Isidoro muore all’istante, a 46 anni come aveva profetizzato. Sul viso gli appare immediatamente un sorriso di beatitudine.

Il suo testamento spirituale, presto ritrovato tra le sue carte, viene letto durante la cerimonia funebre, celebrata da 150 sacerdoti e da due vescovi e a cui partecipa una folla di circa 20mila persone. Alla messa di suffragio che l’aveva preceduta, il cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo della diocesi di Milano, aveva detto: “Sono certo che questa morte sarà un grande segno evangelico. Non è una morte come le altre, non è una semplice disgrazia, non è una semplice perdita di un prete giovane da cui speravamo molto per la diocesi, non è un semplice vuoto ma un grande segno evangelico e voi tutti che siete venuti qui, che lo avete conosciuto, lo sentite profondamente come un grande segno evangelico per un mondo distrutto dall’odio. […] E io oso affermare che questo segno non sarà solo per questa comunità, non sarà solo per la città di Busto Arsizio, sarà per tutta la diocesi, per tutto il clero. Chissà che un giorno non possa essere un segno per tutta la Chiesa e fare parte della santità della Chiesa.”.

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DON ISIDORO MESCHI
Un "prete felice"